Wild: Una storia selvaggia di avventura e rinascita

Wild: Una storia selvaggia di avventura e rinascita

Cheryl Strayed

Language: Italian

Pages: 101

ISBN: 2:00218130

Format: PDF / Kindle (mobi) / ePub


Dopo la morte prematura della madre, il traumatico naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta. Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l'America selvaggia tra montagne, foreste, animali selvatici, rocce impervie, torrenti impetuosi, caldo torrido e freddo estremo. Una storia di avventura e formazione, di fuga e rinascita, di paura e coraggio. Una scrittura intensa come la vicenda che racconta, da cui emergono con forza il fascino degli spazi incontaminati e la fragilità della condizione umana di fronte a una natura grandiosa e potente.

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stuzzicandole con un bastoncino finché non bruciarono. Mentre fissavo le fiamme, pensai a Eddie, come facevo sempre ogni volta che sedevo accanto a un falò. Era stato lui a insegnarmi come farlo. Era stato Eddie a portarmi in campeggio per la prima volta. Mi aveva mostrato come montare la tenda e come fare un nodo. Da lui avevo imparato come aprire una scatoletta con un coltello a serramanico, come remare su una canoa e come far saltare un sasso sulla superficie di un lago. I tre anni successivi

ero cresciuta vicino alle montagne. Avevo camminato alcune volte in montagna, ma solo per escursioni di una giornata su sentieri ben segnati. Sembravano solo colline molto più grandi. Però non lo erano. Erano, lo capivo adesso, stratificate e complesse, inesplicabili e uniche. Ogni volta che arrivavo a quella che credevo la cima della montagna o della serie di montagne fuse assieme, mi sbagliavo. Bisognava salire ancora, anche se prima c’era un breve pendio che puntava allettante verso il basso.

non facevo che gemere, e non perché mi faceva male il cuore, ma perché mi facevano male i piedi, la schiena e le ferite aperte sui fianchi. E anche, quella seconda settimana di trekking – quando la primavera stava per lasciare ufficialmente il posto all’estate –, perché faceva così caldo che pensai mi sarebbe scoppiata la testa. Quando non ero impegnata a borbottare contro la sofferenza fisica, scoprii che nel mio cervello passavano e ripassavano pezzi di canzoni e motivetti in un eterno ciclo

e The Drifters, da Space e Sayonara. Durante il primo mese all’università capii in fretta che non sapevo niente di chi fosse importante e di chi non lo fosse. «Lo sai che quello non è un libro vero» dissi sprezzante a mia madre quando qualcuno le regalò Texas di Michener per Natale. «Vero?» mia madre mi guardò, con aria interrogativa e divertita. «Dico sul serio. Tipo letteratura vera per cui vale la pena sprecare del tempo» ribattei. «Be’, il mio tempo non ha mai avuto tutto questo valore,

hi-tech per gli standard del 1995, sarebbe parso loro estraneo, perché quello che contava davvero era assolutamente senza tempo. Era ciò che li aveva spinti a lottare per il loro sogno, ed era ciò che faceva andare avanti me, e altre centinaia di escursionisti su lunga distanza, nei giorni più duri. Non aveva nulla a che fare con l’attrezzatura né con le calzature o la moda del trekking, niente a che vedere con filosofie di un’epoca particolare e neppure con il fatto di andare dal punto A al

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